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Gli argomenti trattati in questo video. |
L'economia quindi, passa da un sistema misto, pubblico e privato, con la politica che detta le regole del gioco, ad essere ostaggio di una grande finanza internazionale che non ottiene utili dalla produzione, ma dalla speculazione; sicuramente redditizia, rimane comunque, l'industria bellica. Quindi privatizzazioni, collusioni, criminalità organizzate, corruzione.
politico-economico in Italia dal 1960 al 1990,
Il 1960 può considerarsi un anno di svolta nella politica italiana, come lo è sul piano internazionale del resto, per la definitiva rottura, nel mondo comunista, tra Unione Sovietica e Cina e per il cambiamento, nella politica estera americana, prodotto dalla nuova presidenza democratica di John Fitzgerald Kennedy.
Con l'ascesa di Papa Giovanni XXIII al soglio pontificio, si mitigava l'avversione della Chiesa cattolica all'apertura del governo ai socialisti.
Anche per coloro che nella Democrazia Cristiana erano fautori, i principali fautori, sostenitori, dell'apertura a sinistra: Fanfani, Moro, l'alleanza con i socialisti, della DC, era finalizzata innanzitutto all'obiettivo politico del definitivo isolamento dei comunisti all'opposizione.
Nel congresso della Democrazia Cristiana che si svolge nel 1962, Aldo Moro riprenderà questa impostazione rilanciando con forza la funzione della iniziativa politica, nel governo dello sviluppo economico, e formulando la proposta politica del centrosinistra. Un nuovo governo Fanfani formato da Democrazia Cristiana, Socialdemocratici e Repubblicani, con l'astensione dei Socialisti, assumeva due importanti decisioni:
Questi provvedimenti colpivano i maggiori interessi economici e ne determinavano la dura reazione.
Questi progetti riformistici, provocarono nei maggiori interessi economici e negli ambienti politici moderati e conservatori, la paura che il centrosinistra volesse procedere ad una radicale
Le elezioni della primavera 1963 segnavano una sconfitta della Democrazia Cristiana e una forte avanzata del Partito Comunista.
(N.d.R. Da “Fiorentino Sullo e la rendita immobiliare. Che cosa è cambiato” di Edoardo Salzano, relazione tenuta alla Accademia Galileiana di Padova, il 20 ottobre 2010: "Tra gli studiosi della città [un po' meno tra quelli della società) Fiorentino Sullo è noto per la sua proposta di legge urbanistica, elaborata nei primi anni 60, presentata nell'estate del 1962 e clamorosamente bocciata nella primavera del 1963. Sullo era allora democristiano e ministro per i lavori pubblici. Fu sconfessato dal suo stesso partito [segretario era Aldo Moro] in seguito a una campagna di stampa dai toni così feroci come solo negli anni recenti li abbiamo sentiti riecheggiare di nuovo. Non c'erano allora né “il Giornale” né “Libero”, ma c'era in compenso il “Tempo” di Roma che svolse un analogo ruolo. L'accusa che gli si rivolgeva era di voler togliere la casa agli italiani. Riflettendo su quell'esperienza mi viene da pensare che non molto è cambiato in Italia, da allora a oggi, quanto meno per due profili: per la tendenza perniciosa a ignorare la storia del nostro paese, e per l'ugualmente pervasivo e letale provincialismo pratico. Due aspetti della medesima miopia, l'una nel tempo, l'altra nello spazio.
Soltanto nel dicembre 1963 si formava il primo governo di centrosinistra organico, con la partecipazione cioè di ministri socialisti (il governo Moro I, N.d.R.). Il risultato immediato però, era la scissione del Partito Socialista e la formazione di un nuovo partito di opposizione che riprendeva il vecchio nome di Partito Socialista Italiano di unità proletaria.
(N.d.R. Sin dal Consiglio Nazionale democristiano del 1957 a Vallombrosa, emersero delle forti tensioni tra l'allora Segretario del partito, Amintore Fanfani, e buona parte del gruppo dirigente della corrente maggioritaria della DC “Iniziativa democratica”, a cui apparteneva lo stesso Fanfani. Le tensioni nascevano dalla proposta di Fanfani di adottare una linea meno ostile nei confronti del PSI, affermando che l'atteggiamento della DC verso quel partito, potesse mutare, se questi avesse saputo offrire garanzie democratiche. Dopo le vittoriose elezioni del 1958, Fanfani assunse la guida del governo, mantenendo contemporaneamente la segreteria del partito e l'incarico ad interim di Ministro degli esteri. Una simile concentrazione di potere creò numerose preoccupazioni all'interno di “Iniziativa Democratica” e del partito, favorendo l'emergere del fenomeno dei "franchi tiratori" contro il governo, parlamentari della maggioranza che votavano, nelle votazioni non palesi, contro il loro stesso esecutivo. Dopo l'ennesima bocciatura in parlamento, il 26 gennaio 1959 Fanfani rassegnò contestualmente le dimissioni da Presidente del Consiglio e da Segretario della DC.
Nel giugno del '64, il governo di centrosinistra, contro cui si era schierato subito il PCI, era già in crisi. Nella difficile trattativa del luglio '64 tra DC e PSI si inserisce una manovra oscura che vede protagonisti il comandante dei carabinieri, generale Giovanni de Lorenzo e il presidente della Repubblica Segni. La commissione parlamentare di inchiesta costituita successivamente, si troverà d'accordo sul fatto che era stato preparato dal generale de Lorenzo un piano cosiddetto “Solo”, solo perché organizzato soltanto dall'Arma dei Carabinieri, rivolto contro i dirigenti dei partiti di sinistra e dei sindacati e che funzionò, nella crisi di governo, come forma di pressione forte per restringere ulteriormente la prospettiva di una politica riformistica.
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Da sn. Giovanni de Lorenzo col monocolo, Antonio Segni e Giulio Andreotti. |
Intanto, dall'autunno del '67 esplodeva anche in Italia la rivolta dei giovani universitari, soprattutto sull'onda dei moti studenteschi americani, nelle università americane, nei campus, contro la guerra del Vietnam.
Il 12 dicembre 1969 una bomba scoppia a Milano, alla Banca Nazionale dell'Agricoltura (N.d.R. in piazza Fontana) uccidendo 16 persone. È l'inizio della “strategia della tensione”, la degenerazione del sistema democratico, avviata con il piano “Solo” e sviluppatasi poi per un quindicennio. Questa strategia unisce una parte consistente dei servizi segreti italiani, legati da quella che è stata definita una doppia lealtà all'Italia e alla NATO, all'Alleanza Atlantica, unisce parte dei servizi segreti italiani dicevo, a settori importanti dei partiti di governo e a gruppi estremisti neofascisti.
È la risposta violenta e coperta da segreti, dei tanti tutori, interni ed internazionali del vecchio assetto di potere politico, militare, poliziesco, ereditato dal regime fascista e dalla guerra, e soltanto scalfito e minacciato dal progetto riformatore del primo centrosinistra.
L'Italia, come postazione avanzata dell'Alleanza Atlantica, della NATO, si trovò al centro di manovre occulte, che faticosamente stanno venendo alla luce in questi anni e che intrecciavano servizi segreti, settori politici, ambienti economici, organizzazioni criminali unite dall'obiettivo di fronteggiare il pericolo comunista nel mondo della guerra fredda.
La società italiana è comunque in profonda trasformazione; negli anni '60 si diffondono i consumi a livello di massa, dilaga rapidamente un processo di modernizzazione, di secolarizzazione che modifica profondamente l'aspetto esteriore, i comportamenti, i valori di un paese che era stato a lungo caratterizzato dai costumi del mondo agricolo, dall'attitudine e dalla necessità del risparmio, dalla forte incidenza dei precetti religiosi.
L'incapacità politica di procedere sulla strada della programmazione dello sviluppo, orientandolo, lo sviluppo, verso i territori più arretrati e verso i settori sociali più disagiati, rese impossibile frenare l'espansione crescente dei consumi privati a spese del bilancio statale e dell'adeguamento degli essenziali servizi pubblici. Il modello di sviluppo italiano è uno strano concentrato del sistema americano di diffusione dei consumi di massa, in un contesto di mercato fortemente squilibrato sul piano sociale, né assistenza né protezioni di alcun genere nel modello americano; dall'altra parte, in Italia, questo sistema di derivazione americana si unisce con un sistema di sicurezza sociale, prodotto tipicamente europeo, che univa le diverse tradizioni del conservatorismo sociale, della dottrina sociale cristiana, delle diverse anime del socialismo.
La crisi sociale dell'Italia, acuita negli anni '70, si esprime nel distacco crescente tra l'impetuosa e disordinata modernizzazione economica e socioculturale e le modalità di funzionamento del sistema politico e istituzionale che non riesce a districarsi dalle lentezze e dalle difficoltà dei decenni precedenti.
L'occasione decisiva è data dalla legge Baslini-Fortuna, che introduce il divorzio in Italia e che i cattolici intendono abrogare, ricorrendo appunto all'istituto, fino ad allora dimenticato, del referendum.
Il miglioramento delle condizioni di vita, grazie all'impiego della spesa pubblica, servì all'assorbimento del conflitto sociale ma ridusse gli investimenti diretti al sostegno della produzione e della occupazione.
Il welfare-state, lo stato sociale, in Italia continuava a svilupparsi in una direzione di tipo particolaristico assistenziale.
Nel grafico inquadrato trovate una rappresentazione indicativa delle proporzioni e dell'intensità del flusso migratorio, dal Sud al Nord, che interessarono l'Italia negli anni tra il 1955 e il 1965.
Negli anni '70 si avvia la ristrutturazione del sistema industriale, nel senso del superamento
Si sviluppa la terza Italia, dell'area NEC: nord, est, centro; il Veneto, l'Emilia-Romagna, la Toscana, le Marche. L'espansione della piccola e media industria è favorita, in queste regioni, da un ben organizzato contesto politico-istituzionale, che fornisce una rete di protezione sociale in grado di attutire l'impatto delle comunità con il mercato, mitigandone i costi economici con alcuni vantaggi, soprattutto vantaggi sociali: l'assistenza, la sanità, le scuole, gli asili nido.
In ogni modo, nel ventennio compreso tra il 1974 e il 1993, l'industria italiana perderà in media 130.000 occupati l'anno. Alla drastica riduzione dei contadini prima e degli operai dopo, corrisponderà in questo periodo un forte aumento dei ceti medi occupati nell'impiego pubblico e nei settori privati.
Tra il 1973 e il 1979 la lira perde il 50% del suo valore. L'intreccio tra inflazione dei prezzi e svalutazione della lira, favorisce largamente i profitti delle imprese, i redditi delle professioni e colpisce invece duramente gli stipendi e i salari dei ceti medi e degli operai. In questo modo si opera una profonda trasformazione degli equilibri di potere e dei rapporti di reddito tra i diversi ceti sociali, accentuando gli squilibri tra gli strati sociali superiori e quelli inferiori.
Il triennio 1974-1976 ha un valore periodizzante nella storia d'Italia contemporanea, sia sul piano economico sociale sia sul terreno politico.
Questi anni sono anche quelli nei quali precipita ai livelli più bassi la condizione economico-finanziaria del paese, che sfiora la bancarotta, e viene messa in gravissima crisi la struttura politica istituzionale, colpita contemporaneamente dagli attacchi terroristici delle Brigate Rosse e delle stragi, che rinviano a responsabilità oscure e solo in parte chiarite e in via di chiarimento, di servizi segreti italiani e stranieri, di estremisti di destra, di settori degli apparati statali e poi di gruppi terroristici estremistici di sinistra.
Il triennio della cosiddetta solidarietà nazionale, tra il 1976 e il 1978, vede il tentativo di riproporre una sorta di unità nazionale per fare fronte agli incombenti rischi di disgregazione economica e politica della struttura nazionale; il Partito Comunista viene associato, sia pure nella forma dell'appoggio esterno, ad un governo affidato alla direzione dello statista democristiano, considerato il più affidabile, sia per gli Stati Uniti d'America, sia per il Vaticano, Giulio Andreotti, che viene indicato per questo compito da Aldo Moro, ma questo tentativo si conclude nella tragedia del rapimento e dell'assassinio di Aldo Moro, che era stato, con il segretario del Partito Comunista Enrico Berlinguer, l'artefice di questa strategia e di questa prospettiva politica.
Gli interessi internazionali e interni, ostili a riconoscere questa possibilità, posta per il momento solo in prospettiva, si coalizzarono e lasciarono campo libero all'iniziativa fortemente destabilizzante delle Brigate Rosse, come pure a gruppi estremistici di destra e alle organizzazioni criminali di stampo mafioso.
I due vincitori, come furono definiti da Moro, delle elezioni del 1976, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, entrano in una crisi irreversibile che si trascinerà nel decennio successivo lungo tutti gli anni '80 e si concluderà, con la scomparsa definitiva, nei primi anni '90, quando sparirà ad un colpo, caduto il muro di Berlino, quel mondo bipolare nel quale entrambi questi due partiti si erano sviluppati.
In qualche modo l'Italia si trova ad affrontare con 10 anni di anticipo la situazione che si porrà in Europa dopo il 1989.
Il Partito Comunista abbandona la linea del compromesso storico con la DC, elaborata dal segretario Berlinguer dopo l'abbattimento (finanziato dalle americane Coca-Cola e ITT, N.d.R.) del regime politico cileno guidato dal socialista Alliende nel '72, e si attesta su una posizione di alternativa democratica, che copre un sostanziale isolamento del PCI.
Il Partito Socialista di Craxi non è affatto disponibile per questa alternativa e stringe invece una solida alleanza di governo con la Democrazia Cristiana, del preambolo anticomunista del congresso del 1980.
Nel 1979 l'Italia decide di aderire al sistema monetario europeo, lo SME, nell'opposizione del Partito Comunista che per questo toglie la fiducia al governo Andreotti. Anche il governatore della Banca d'Italia dell'epoca, Paolo Baffi, aveva notevoli perplessità sull'adesione dell'Italia, in quel momento, allo SME.
Il crollo dell'Unione Sovietica, alla fine del mondo bipolare nei primi anni '90, eliminava l'ultimo sostegno al sistema politico italiano, che aveva ormai esaurito tutti i suoi riferimenti fondativi: la costruzione della democrazia, l'antifascismo, l'anticomunismo, la diffusione dei costumi moderni e dei consumi di massa.
L'azione della magistratura dava l'ultima spinta ad un sistema politico che scompariva con la rapidità inaspettata con cui si era dissolto, poco prima, l'Unione Sovietica e il mondo bipolare.
Vediamo di nuovo i punti fondamentali trattati in quest'ultima lezione:
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La Repubblica di Roma nel 200 a.C. |
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La Gallia Cisalpina. |
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I Galli Cisalpini. |
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L'Impero Romano di Diocleziano, dal 293 al 303 impera con la Tetrarchia, retta da 2 Augusti e 2 Cesari. |
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L'Europa nell'800, anno in cui, a Roma, Carlo Magno è incoronato dal papa come imperatore del Sacro Romano Impero. |
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L'Europa nell'anno 843 quando, alla morte di Carlo Magno, con il trattato di Verdun, viene diviso il Sacro Romano Impero fra Lotario, Carlo il Calvo e Ludovico il Tedesco. |
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Le Marche nord-occidentali del Regno d'Italia, parte del Sacro Romano impero carolingio. |
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Cartina dell'Italia nel Rinascimento, nel 1559, divisa fra vari poteri. |
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Stemma della Repubblica Cispadana con turcasso (contenitore) a 4 frecce ad indicare i 4 territori fondatori: Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara. |
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Bandiera della Repubblica Cispadana. Il primo tricolore appare sul territorio italico il 21 agosto 1789 a Genova, dove si vedono manifestanti con appuntata sui vestiti una coccarda tricolore. |
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Costituzione della Repubblica Cispadana |
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Costituzione della Repubblica Cispadana |
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Costituzione della Repubblica Cispadana. |
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Il 29 giugno 1797, dalla fusione fra Repubblica Cispadana e Repubblica Transpadana, nasce la Repubblica Cisalpina, segnalata in verde, che comprendeva anche i territori dell'ex Ducato di Milano. |
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L'Italia dal 1815 al 1919, da divisa fra vari poteri, finalmente unita, grazie alle lotte risorgimentali e alle Guerre d'Indipendenza. Sono segnalate alcune battaglie. |
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Il Regno d'Italia e le sue colonie in Africa fino al 1941. |
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L'Italia fisica nel 1960. |
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Lingue e dialetti d'Italia. |
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